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Le briciole

le-bricioleNon era così carino. Anzi, i tratti del volto mi hanno distratto per un bel po’ dai contenuti dei suoi discorsi. Se dovessi dire cosa avesse tanto da raccontare quella sera a Lucia, non metterei insieme due frasi. Tant’è che quando mi ha inviato quel messaggio su facebook, pregandomi di potermi chiedere l’amicizia, ci ho messo prima un po’ a capire chi fosse, e poi ho pure pensato che  questo eccesso di zelo fosse stucchevole. Al primo like devo dire che ho fatto caso alla foto scelta, e ci ho visto un’attenzione. Ho iniziato a pensare che non lasciasse nulla al caso. Come un fiume che finisce in una cascata eccomi a scambiare pareri, opinioni, commenti su abiti e taglio di capelli, della simpatia di Lucia e della fortuna che quella sera fossi uscita con lei. Bang! Tre ore dopo eravamo in una camera d’albergo. Di pomeriggio. Per la prima volta in un albergo a scopare.

Una volta soltanto

tradimentoTutto volevo tranne che passare una serata a sentire quei tre, che sapevo non avrebbero fatto altro che i saputelli, splendidi e tristi, su qualunque argomento proposto, purchè mettesse in evidenza la mia ignoranza. Su una sola cosa non erano ferrati, stupidi nerd. Sulla bellezza di Angela, che quella sera, chissà perché, aveva deciso non solo di accompagnarmi, ma anche e soprattutto di farmi fare un figurone con gli idioti che avrei dovuto incontrare a cena. Splendida è riduttivo. Le è bastato un jeans, le scarpe giuste e quella cavolo di magliettina con su la stampa di Audrey Hepburn per sprigionare una quantità di classe ed eleganza che i primi venti secondi che l’ho vista quando sono andato a prenderla sono andato in apnea. L’incredulità sui volti dei commensali quando lei ha cominciato a raccontare come ci eravamo conosciuti, come l’avevo sedotta e soprattutto quale grande baciatore fossi, mi faceva contorcere lo stomaco.

Ne vale la pena

sesso_e_handicapLa cosa che mi colpì di più da piccolo era la convinzione che aveva mia zia. Una volta la sentii parlare con mamma. Secondo lei avrei dato molti meno problemi da morto. Ecco, l’ho detto. Si, perché lei era della vecchia scuola, quella che i maschi se la devono cavare da soli, che devono portare i soldi a casa. E io porto giusto i soldi della pensione, e quelle trecento euro che mi danno alla Regione per un lavoro che non serve, tranne che a candeggiare l’anima di qualche politico.

Il resoconto

Tabu_10_perv_sessualeElena aveva quel modo di fare da adolescente svampita e seducente. La conosco da dieci anni ed è sempre stata così. Saranno gli occhi chiari, o la voce un po’ roca, sempre bassa. Ti dà sempre l’idea che stia per chiederti di scopare. Poi c’è Lena, santarellina dalle tette spropositate. Santarellina per modo di dire, ovviamente.

Anche stasera ci incontreremo al bar di Livio, e come ogni volta ci sarà il tremendo resoconto. Due oche e una bambina. Secondo me questo sembriamo a chi ci osserva dai tavoli vicini.

Io mi ricordo

othlawNon è una cosa di oggi. Alla fine sin da quando ero piccolo mio padre mi portava al baretto. Di fatto restavo a guardare quei tavoli di legno scuro e ascoltavo monasticamente le loro imprecazioni. Sembrava che ogni carta che avevano in mano conservasse in sé una bestemmia. Ho sentito nomi di santi dimenticati e appellativi alla vergine santa che in ogni modo la etichettavano tranne che nella santità. Mamma non era contenta, eppure mi ci mandava lo stesso. Lo sapeva che era lì che imparavo le parolacce, eppure continuava a dare la colpa ad Aldo, mio cugino più grande. Diceva che aveva una brutta influenza su di me. I racconti del bar differivano molto da quelli che mi faceva Aldo. Mio cugino era più bravo a raccontare, mi teneva in tensione e mi provocava una vera e propria erezione. Tutte quelle cose che faceva con Anna, e con Francesca. Mi sembrava di vedere un film. Al bar erano poco più che fotografie, giusto qualche battuta che finiva sempre allo stesso modo e sempre con la risata generale di tutti.

Un sadico

sadikQuando ero piccolo i pomeriggi non passavano mai. L’unica cosa che ricordo con certezza era la voce aspra e roca di mio padre. Mi diceva sempre che aveva comprato la casa col giardino per non farmi correre rischi. Che poi, che rischi potevo mai correre in una periferia dove in trenta ragazzini giocavano a pallone per la strada. Ma niente, non c’era verso. Una volta che avevo scavalcato per raggiungere i miei amici non sono riuscito a tornare in tempo e ho preso tante di quelle botte che se ci penso ancora scappo. Era rimasto vedovo troppo presto per accogliere le mie richieste, e il suo unico obiettivo era vincere la guerra con la nonna. L’educazione era il suo punto di forza. Coi parenti, gli amici di papà, i vicini, ero un gioiello. Immobile ad ascoltare tutte le stronzate che mi dicevano. Non me lo aveva insegnato lui, a fare il bravo figliolo. Avevo capito che giocava a suo favore, che gli altri ne avrebbero parlato bene e lui sarebbe stato contento.

Non di solo porno

Vintage-Louisville-PhotographerIl finale prevedeva un salto in piscina, con lui che la prendeva in braccio e insieme si tuffavano ridendo con una musica a metà tra il lounge e l’elettrosoft. Il tutto dopo venticinque minuti di ricerca introspettiva e penetrazione. Un po’ lo avevo intuito dai primi quattro minuti e mezzo, che sono il tempo che il tipo ci ha messo a togliere il costume alla tipa. Cioè, roba che generalmente a quel punto già sta arrivando la seconda attrice a dare il suo contributo all’impegnativa opera di spargimento di fluidi corporei dei due nostri eroi protagonisti.

Dimmi con chi vai

sexLa cosa è andata più o meno così. Stavamo semplicemente scherzando, giocando come farebbero due bimbe, quando a un certo punto affonda quelle piccolissime manine nel rotolino di ciccia che ho sui fianchi. Niente di strano, tranne che la cosa mi ha insolitamente dato una scossa. In un’altra situazione sarei scattata in piedi per il fastidio. E invece niente, anzi. Altro che fastidio. Il fatto è che lei se n’è accorta e ha riso. E ha continuato, confondendomi e arrivando fino al seno. E questo mi è piaciuto ancora di più, tant’è che ho ricambiato l’attenzione e il sorriso. E a quel punto non ridevamo più. Ci stavamo eccitando. Quelle coccole hanno avuto un’esplosione erotica inaspettata. In un lampo eravamo già nude, a toccarci e a baciarci.

La chimica

pistola2Me lo ricordo come se fosse ieri. Una tenerezza infinita e la capacità di trovare parole e luoghi meravigliosi. Sembrava uscito da un romanzo, non tanto per la sua bellezza, ma per quello che lasciava trapelare. Hai presente quando dici che è una questione di chimica? Ecco, un contatto anche casuale del suo braccio col mio ed erano brividi e pelle d’oca. Che se ci penso ci ho provato in tutti i modi a nasconderla questa cosa, ma lui ogni volta rideva, se ne accorgeva mi prendeva in giro. Scherzava con leggerezza. Nel giro dei primi tre mesi avevamo già fatto quattro gite, le sorprese le chiamava lui. Alla terza volta avevo preso l’abitudine di portarmi un cambio in borsa ogni volta che ci incontravamo, e anche questo fu motivo di scherzo, e di sfida per lui.