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Una storia banale

Il primo vero fastidio l’ho provato in saletta. Ero lì, in mezzo ai cabinati dai mille colori che facevano da colonna sonora, con canzoni ovviamente diverse che suonavano in contemporanea ma grosso modo appartenenti allo stesso genere. Tra i vari Tekken, Street Fighter, Puzzle Bobble, Pang e chi più ne ha più ne metta, io sceglievo il primo. E mentre pregavo che gli spiccioli dei nostri genitori fossero infiniti, con mio fratello perso da qualche altra parte, succedeva, ma in realtà sarà successo al massimo tre volte, che arrivava questo tipo e mi si appiccicava dietro. E io non lo sopportavo, perché inevitabilmente mi faceva sbagliare. Ero convinto fosse lì per quello, per farmi sbagliare, eppure il fastidio era più viscerale, che la pancia mi richiedeva di fare qualcosa per interrompere tutto, fermare la musica, dare fuoco alle persone.

La scrivania senza cassetti

sadnessLa prima immagine che mi viene in mente è quella di un criceto. Nella gabbia, con qualcuno che provvede al suo sostentamento, e una ruota che gli dà l’illusione di muoversi dal luogo in cui si trova. E poi quando si ferma sta sempre lì.

Così vivo io, a ventotto anni, in un monolocale di quella che una volta era periferia, e che oggi pare il centro del mondo. Mia madre vive con me, quaranta metri e un letto, un tavolo e una scrivania di quelle che hanno solo le gambe e nessun cassetto per metterci dentro l’erba, che se mia madre scoprisse che mi faccio qualche canna ogni tanto penso che le si spezzerebbe il cuore.

Non sono come le altre

pallonciniLa prima cosa che rispondevo era che si trattava di idioti, ragazzini tutto piscio e vento, sfigatelli segaioli. Però mi facevano incazzare eccome. Anche quando ne parlavo con le altre, ostentavo superiorità e loro mi davano ragione. Eppure ci stavo male, sotto sotto avrei voluto prendere quelle teste di cazzo e spaccarle una a una contro il muro. Soprattutto al mare, quando non c’erano maglie e tute che potessero in qualche modo imboscare tutta la carne e l’anima che mi portavo appresso.