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Non me ne frega niente

alla-fine-ogni-cosaNon mi è ben chiara questa cosa. Ormai mi sono abituato e va bene, e soprattutto non me ne frega niente di me, come di nessun altro. Lo so, non sono stato una brava persona, e probabilmente non lo sono ancora. Sono dell’idea che se uno ha pochi chiodi fissi, non ha fantasia ma sicuramente si diverte di più. Per esempio io non leggo. Lo dico pure con una punta di orgoglio. Non leggo e non me ne frega niente, perché leggere mi ha sempre fatto pensare che non avessi nulla di meglio da fare. E altro non volevo che fare qualcosa. Quarant’anni fa Roma era una meraviglia, bianca da schiantarsi al sole. Roma era mia, e non c’era niente da fare, dove andavo mettevo tende.

La stanza

sbiaditoIl legno della porta è di quelli scuri, credo di quei materiali misti tra truciolato e altri, certamente non legno pieno. Si capisce quando la sbatte il vento che si infervora per qualche motivo nelle giornate di primavera. Dalla finestra passa e la attraversa tutta. Il rumore è netto, come lo scoppio di un palloncino, che ti genera un sussulto pure se sei tu a punzecchiarlo con la sigaretta. La scrivania ha più o meno lo stesso colore, e la stessa indefinita sostanza a ricoprirla. Indefinita per me, s’intende. Gli esperti lo sanno come si chiama. È di poco alla destra della porta. Sembra fatta a posta per stare lì.

Non credo

selfcutNon credo di avere molto tempo. Non credo neanche di volerlo. Poi quando parli di fretta parli male e ti perdi per lo più gli accenti e i congiuntivi, i punti interrogativi. Cose così. Non credo di doverlo fare per forza, ma ti si muove tipo una cosa nella pancia per cui, sì, anche se non c’è niente, sì, fallo. E non come esclamazione rimodulata e accettabile dall’aristocrazia militare. Proprio fallo nel senso di fare, produrre, creare, promuovere, generare. Non succede spesso di generare tanto per farlo (fatte salve le quindicenni partorienti a seguito di rivolte contro austeri genitori salvo poi diventarlo a loro volta, austeri genitori), e quando lo fai è come una pippetta venuta male, dove il termine “venuta” mal cela un doppio senso.