Non credo

selfcutNon credo di avere molto tempo. Non credo neanche di volerlo. Poi quando parli di fretta parli male e ti perdi per lo più gli accenti e i congiuntivi, i punti interrogativi. Cose così. Non credo di doverlo fare per forza, ma ti si muove tipo una cosa nella pancia per cui, sì, anche se non c’è niente, sì, fallo. E non come esclamazione rimodulata e accettabile dall’aristocrazia militare. Proprio fallo nel senso di fare, produrre, creare, promuovere, generare. Non succede spesso di generare tanto per farlo (fatte salve le quindicenni partorienti a seguito di rivolte contro austeri genitori salvo poi diventarlo a loro volta, austeri genitori), e quando lo fai è come una pippetta venuta male, dove il termine “venuta” mal cela un doppio senso.