Non sono come le altre

pallonciniLa prima cosa che rispondevo era che si trattava di idioti, ragazzini tutto piscio e vento, sfigatelli segaioli. Però mi facevano incazzare eccome. Anche quando ne parlavo con le altre, ostentavo superiorità e loro mi davano ragione. Eppure ci stavo male, sotto sotto avrei voluto prendere quelle teste di cazzo e spaccarle una a una contro il muro. Soprattutto al mare, quando non c’erano maglie e tute che potessero in qualche modo imboscare tutta la carne e l’anima che mi portavo appresso.

Anche perché quando non c’erano i ragazzini idioti, c’erano sempre loro, le altre, quelle che anche io mi giravo a guardare quando passeggiavano sul bagnasciuga, che quando prendevano il sole era come se il sole avesse la capacità di esaltarne la bellezza. E quell’incredibile contorsione di budella mi ricordava costantemente che io non ero così, che non lo sarei mai stata. Perché la cosa che più mi turbava era il mio pensiero, del fatto che avessero ragione, che non ero bella, che non c’era motivo per cui qualcuno di loro, per quanto idiota, avesse dovuto scegliermi. Dopotutto io ero quella simpatica, quella che sa come ci si diverte, quella che racconta le storie e trova i modi migliori per apostrofare tutti, la cinica e spietata, intelligente e scaltra. Che ne sanno di come ci si sente, a odiare lo specchio, a odiare l’armadio, a odiare le feste. Chiudere gli occhi, chiudermi in casa, tapparmi le orecchie non faceva cambiare davvero niente.

Poi succede. E la scelta è tra continuare a chiedersi cosa ci troverà mai in una come me, come può trovarmi eccitante, attraente e seducente, e il vivermi quelle mani, e godermi quel calore, quegli abbracci e quelle coccole. È stato quando ho smesso di farmi domande, di scappare da me, di chiedermi se fa più la mia volontà o il destino, di scegliere di lasciarmi andare, che ho scoperto la mia bellezza. Non sono come le altre. Sono io.

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