Sto andando bene

Non era molto il tempo che dedicavo a ‘sta cosa. Più che altro mi sembrava un passatempo. Poi è successo qualcosa. Ho creduto di vincere. Se ci pensi bene, tutto è un’illusione, tutto il resto della vita intendo. Alla fine me lo aveva provato a spiegare mia madre. Mio padre no, lui a forza di botte me lo spiegava. Io lo chiamavo papà, ma non lo era. Era una giraffa in divisa, contornata di lacchè e buoni propositi, fatti di virtù e serietà. Gli ho creduto fino a quando non ho avuto alternative. Le botte quelle sì, me le meritavo. Ho fatto tutto quello che non dovevo, quasi letteralmente, fino a spaccargli la testa. Non è morto, ma quella non l’ha retta neanche mia madre, che ha pensato bene che l’unico modo per salvarmi era mandarmi via.

Almeno, io così l’ho interpretata quella volta in cui mi ha fermato fuori dalla porta e mi ha detto che non potevo tornare a casa. Io l’ho fatto. Le ho obbedito forse per la prima volta e sono salito su un treno. Tre confini ho superato prima di essere fermato per la prima volta, proprio in Italia. Oggi non lo rifarei. Avevo vent’anni e la polizia non mi faceva simpatia, e la cosa era reciproca. Venticinque anni fa, sembra dieci vite fa.
E quindi, stavo dicendo, la cosa che mi colpì di quelle macchinette era la luce. Il desiderio di vincere è durato il tempo di scoprire le capacità ipnotiche di quelle lucine. Fin’anche nel periodo in cui dormivo per strada, più della cocaina cercavo quelle cazzo di luci. Anche quando riuscivo a alzare due euro per strada, andavano dritte lì, mica le sigarette o la birra. Solo le luci. Figli di puttana.
A pensarci oggi mi sembra una follia, forse ero pazzo. Ho dovuto studiare. Sai come ne sono uscito? Studiando tutto, esplorando il sistema, riuscendo a capire dove mi avevano fregato. Ho fatto ricerche, ho passato ore al computer e ho scoperto che quella cosa mi danneggiava. Sembra ovvio, no?

Di fatto mi ha salvato la mia bella faccia, e la parlantina. Così ho trovato il lavoro, e il vecchio della bottega mi ha preso in simpatia. È stata la soddisfazione più grande, ricostruire tutto. Non credevo fosse possibile, non ci credeva nessuno, non ci avrà creduto manco mia madre, che da venticinque anni non vedo e che da una decina non sento, da quando le dissi che ero per strada e lei mi disse che la giraffa era morta, stroncato nel modo che avevo sognato.
A casa non sono tornato, ma è come se avessi digerito un mattone sano. Pesante, ma una volta scampato il peggio, ti rendi conto che lo puoi fare, che ce la puoi fare. Mi sono legato le mani, ho studiato e mi sono preso a calci in culo.
Tutta questa follia che dicono che io abbia secondo me viene dalla mia ignoranza. Fino a quando potrò studiare potrò capire. Non ho bisogno di parlare con nessuno, quando parlavo lo facevo per raggirare tutti. Allora sto zitto, studio, leggo e mi difendo da me. Sto andando bene. Non vedo altra via. E sto lontano dalle lucine, che quelle infami mi attirano più di una rumena sulla salaria.

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